venerdì 13 novembre 2009

Il Pd indignato



Bersani annuncia battaglia: "basta leggi per il premier"
di Simone Collinitutti gli articoli dell'autore «Daremo battaglia, non è assolutamente accettabile». Pier Luigi Bersani la mattina è a Roma nella sede di Confcommercio, a discutere con il presidente Sangalli della necessità di “riaprire un grande tavolo di politiche dei redditi”, perché “negli ultimi dieci anni abbiamo avuto un drammatico impoverimento di quelli medi e bassi”, perché “non può esistere attività economica se non si fa crescere il potere d’acquisto”, perché le misure su Ires e Irap varate dal Consiglio dei ministri sono “acqua fresca”, mentre per affrontare la crisi occorre una “manovra vera con miliardi veri”.

Il pomeriggio è a Chianciano, al congresso dei Radicali, a incassare l’applauso della platea quando apre al dialogo dicendosi “a disposizione per un confronto per misurare da vicino le reciproche prospettive”, o quando prospetta “alleanze democratiche e di progresso” (anche con Rutelli?, gli chiedono: “Figuriamoci se escludo Rutelli”, risponde facendo infuriare a distanza gli ex popolari, con Pierluigi Castagnetti che gli manda a dire se si tratti di “un invito a uscire”).

Ma è inevitabile in una giornata come questa che il tema della riforma della giustizia segua passo passo il segretario del Pd. “Parliamo dei problemi degli italiani”, tenta lui. Come giudica il disegno di legge accorcia-processi?, insistono i cronisti. Così la mattina, in base alle indiscrezioni a disposizione, parla di un “rischio incostituzionalità”. Il pomeriggio, dopo il che il testo viene depositato, conferma che in Parlamento il Pd darà “battaglia”. “Ancora una volta abbiamo delle norme che discriminano i cittadini di fronte alla legge con il solo fine di risolvere i problemi del presidente del Consiglio. La questione è serissima perché non ci viene mai consentito di discutere i problemi del Paese.».

Il Pd ha presentato in Parlamento una serie di proposte di legge per garantire maggiore efficienza del sistema della giustizia e rapidità dei procedimenti. Un pacchetto che Anna Finocchiaro presenta al Senato, definendo il provvedimento maggioranza “viziato di incostituzionalità e inaccettabile sul piano morale”. Se si vuole affrontare il problema della lentezza dei processi, dice il capogruppo - si può cominciare dalla depenalizzazione dei reati minori, dalle notificazioni con posta elettronica, dall’abolizione dell’avviso di conclusione delle indagini, dalla riforma dell’udienza preliminare e da una revisione delle garanzie formali. Misure che difenderebbero il diritto dei cittadini ad avere processi di ragionevole durata, mentre il testo presentato dalla maggioranza semplicemente “farà estinguere moltissimi processi importanti, tra i quali quello per i crack Cirio e Parmalat”. Un punto su cui insiste anche Di Pietro, che parla della “più grande amnistia mascherata della storia”, dice che “Fini e Berlusconi, con il disegno di legge sulla giustizia, inchiappettano gli italiani”, preannuncia un referendum su questo e altri temi e conferma che il 5 dicembre sarà in piazza per il “No Berlusconi Day” (che intanto ha raccolto 235 mila adesioni su Facebook), invitando il Pd a fare altrettanto.

Bersani conferma che in Parlamento “il Pd combatterà”, anche perché è inaccettabile che si vada “indietro come i gamberi”, provando a reintrodurre anche l’immunità parlamentare. Conferma che cercherà di far fronte comune con le altre forze di opposizione, e non solo: “Voglio rivolgermi anche ai parlamentari della maggioranza per chiedere loro se pensano che sia giusto che un rom recidivo per un piccolo reato debba andare subito a sentenza e uno invece che è imputato di corruzione, essendo magari incensurato, possa evitare il processo perché non siamo in grado di garantire il processo breve”. Ma sulla manifestazione lanciata una decina di giorni fa da Di Pietro e dal segretario del Prc Ferrero, il leader Pd manda a dire: “Le piattaforme si decidono insieme, il Pd non partecipa alle manifestazioni per invito”. Bersani conferma però che con Udc, Idv e forze della sinistra oggi extraparlamentare cercherà di dar vita a “iniziative comuni”. Anche perché, dice il il segretario Pd, la situazione è inquietante anche per un altro motivo: “È grave che Alfano sia d’accordo con queste iniziative..».

13 novembre 2009